Acca Larentia va bloccata. Perché lo Stato non interviene?
Immaginate se nel centro di Berlino, ogni anno, mille persone si dessero appuntamento per fare il saluto nazista. Immaginate che il mondo politico e istituzionale tedesco lo trovasse “normale”. Al massimo qualche post indignato da parte di politici di sinistra, mentre né la polizia né le corti intervenissero, liquidando il tutto con una formula surreale: non è apologia di nazismo, è solo una commemorazione. Il mondo impazzirebbe. E giustamente.
Eppure, in Italia, succede qualcosa di molto simile.
Ogni anno, centinaia - ormai migliaia - di nostalgici si ritrovano a commemorare la morte di militanti neofascisti in Via Acca Larentia, uccisi nel 1978 in un episodio di violenza politica che l’estrema destra utilizza da decenni come mito fondativo e strumento di mobilitazione identitaria. Lo fanno con inni fascisti, saluti romani, simbologie inequivocabili. I numeri crescono di anno in anno. E ogni anno, nessuno - né la polizia, né le istituzioni, né il governo - fa qualcosa per fermarli.
Nemmeno l’ovvio: vietare il raduno, come se fosse difficile chiudere una strada per ragioni di ordine pubblico. Perché?
È complicità di una parte delle forze dell’ordine?
È calcolo elettorale, la paura di scontentare un bacino politico che oggi pesa?
Non lo so. Ma so che le corti hanno incredibilmente stabilito che non si tratterebbe di apologia di fascismo dato che “ non c’è pericolo di ordine pubblico” - altro che il mondo al contrario di Vannacci. Una definizione che ignora l’evidenza: si tratta di un raduno di persone che rivendicano, celebrano e normalizzano il fascismo, la dittatura più sanguinosa dell’Italia moderna, che non solo ha massacrato migliaia di oppositori, non solo ha commesso crimini orribili in altri Paesi e continenti, ma che, portandoci in guerra, ha causato la morte di circa mezzo milione di italiani. Un raduno di persone che se potessero ricreerebbero immediatamente il partito fascista e cercherebbero di riportarlo al potere. E questo non è rischio di ordine pubblico?
C’è poi una domanda che troppo spesso viene rimossa: come dovrebbe sentirsi una persona appartenente a una minoranza - etnica, religiosa, politica, sessuale - passando di lì? Sapendo che quello Stato che dovrebbe proteggerla tollera una manifestazione che celebra un’ideologia fondata sulla sua esclusione, repressione, eliminazione.
Il punto non è la memoria. Il punto è il messaggio politico che viene lasciato passare, anno dopo anno:
che il fascismo può tornare a occupare lo spazio pubblico;
che può farlo in modo rituale, organizzato, crescente;
che può farlo senza conseguenze.
E quando uno Stato smette di porre limiti chiari a ciò che è incompatibile con la propria Costituzione, non è neutrale. Sta scegliendo.
Mi chiamo Andrea Venzon, sono un attivista politico e scrivo per costruire uno spazio politico indipendente, libero dai ricatti delle grandi potenze e dalla rassegnazione. Se ti piace quello che leggi, iscriviti. E se puoi, fai l’abbonamento: è ciò che mi permette di continuare a scrivere, analizzare e prendere posizione senza padroni.


