Prima i regimi, poi gli altri.
Il metodo Trump e il silenzio complice dell'Occidente.
C’è una logica in quello che sta facendo Trump. Non è follia, non è imprevedibilità: è un metodo. E il metodo funziona perché nessuno lo ferma.
Prima il Venezuela. A gennaio, l’esercito statunitense ha catturato Nicolás Maduro con un’operazione militare diretta, Washington ha poi riconosciuto il governo di transizione e preso il controllo del petrolio venezuelano. Poi l’Iran: operazioni militari congiunte con Israele che hanno portato alla morte dell’ayatollah Khamenei. Adesso Cuba.
Cuba non riceve spedizioni di petrolio dall’inizio di gennaio, a seguito delle pressioni statunitensi. Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone dazi a qualsiasi paese fornisca petrolio all’isola, producendo di fatto un blocco energetico totale. Il risultato è che la rete elettrica nazionale cubana è collassata completamente, lasciando al buio un’isola di dieci milioni di persone. Non è la prima volta: è il terzo grande blackout in quattro mesi.
E mentre Cuba sprofondava nell’oscurità, Trump dichiarava ai giornalisti alla Casa Bianca: “Che io la liberi o la prenda - penso di poter fare quello che voglio con Cuba. Sono una nazione molto indebolita in questo momento.”
Prendersela. Come se si trattasse di un territorio, di una proprietà, di un affare da concludere.
Il pretesto del regime
So già cosa risponderanno in molti: ma Cuba è una dittatura, l’Iran era una teocrazia, Maduro era un autocrate - non è forse giusto liberare quei popoli?
È un argomento che merita risposta diretta, perché è quello che viene usato per giustificare il silenzio del cosiddetto mondo democratico.
Voglio essere chiaro su una cosa, prima di tutto: io questi regimi li ho condannati, e non solo a parole. Ho manifestato in prima persona contro il regime cubano, contro quello iraniano, contro Maduro - in piazza, con altri, esponendomi. Sono convinto che supportare i popoli nella loro lotta per la libertà sia non solo giusto ma necessario.
Ma c’è una differenza fondamentale che chi usa il pretesto della liberazione si rifiuta di vedere: sostituire un capo di stato con uno asservito a Washington, senza cambiare nulla del resto, non è liberare un popolo - è cambiargli padrone.
Washington non ha liberato nessuno, almeno finora. Quello che Trump sta facendo è usare la forza per sottomettere i governi che non gli piacciono - non per portare democrazia, ma per installare governi compiacenti, aprire mercati e prendere risorse. Nel caso del Venezuela, Trump ha riconosciuto il governo di transizione e ha annunciato un accordo sul petrolio venezuelano. Dov’è la democrazia in tutto questo?
Secondo: il metodo è quello di colpire la popolazione civile fino alla resa. Come in Iran dove i civili pagano il prezzo di questa aggressione, gli ospedali cubani hanno dovuto rimandare interventi, la mancanza di carburante ha fatto accumulare rifiuti per le strade, le scuole hanno ridotto l’orario. I civili che soffrono non sono i dirigenti del regime - sono gli stessi cubani che Trump dice di voler liberare.
Terzo, e questo è il punto che dovrebbe farci tremare: la logica imperiale non distingue tra regimi e democrazie. Distingue tra nazioni forti e nazioni deboli, tra chi può resistere e chi no.
Cosa succede quando tocca a un paese libero?
Questa è la domanda che nessuno vuole fare ad alta voce.
Trump ha già messo gli occhi sulla Groenlandia - territorio autonomo della Danimarca, paese NATO, democrazia europea. Ha minacciato il Canada con dazi punitivi e allusioni all’annessione. Ha trattato i leader europei come vassalli da tenere in riga. Il Venezuela era un regime, l’Iran era un regime, Cuba è un regime - ma la Groenlandia non lo è, la Danimarca non lo è, e se la logica che si sta affermando è quella del più forte, se la comunità internazionale impara ad accettare che i confini si spostano con la forza e che la sovranità è negoziabile, allora nessuno è al sicuro.
Il precedente che si sta costruendo oggi non riguarda Cuba. Riguarda tutti.
Il silenzio come complicità
E l’Italia? E l’Europa? I governi democratici? Le istituzioni internazionali Silenzio. O peggio: allineamento preventivo.
Non si tratta di simpatie per il regime castrista - si tratta di qualcosa di più fondamentale. O il diritto internazionale vale per tutti, o non vale per nessuno. O la sovranità di una nazione, anche quella di una nazione governata male, è inviolabile - tranne in casi di decisioni di interventi per proteggere il diritto stesso, che metterebbe interventi in Ucraina e Palestina ben più alti nella lista - diventa un optional che le grandi potenze si riservano di ignorare quando fa comodo. I governi europei che tacciono davanti all’affamamento di Cuba, alla cattura di Maduro, ai bombardamenti sull’Iran, stanno costruendo il mondo in cui un giorno potrebbe toccare a loro - stanno insegnando a Trump, e a chiunque verrà dopo, che il metodo funziona, che basta aspettare il momento giusto, indebolire abbastanza il bersaglio, e poi si può prendere quello che si vuole.
Non è ingenuo opporsi. È ingenuo non farlo.
Lo so che dirlo ha un costo. Opporsi agli Stati Uniti ha conseguenze economiche, diplomatiche, politiche, e non è una posizione comoda. Ma l’alternativa - stare a guardare, sperare di non essere i prossimi, comprare sicurezza con il silenzio - è già dimostrata fallimentare, perché i paesi che si sono genuflessi davanti a Trump non hanno ottenuto protezione: hanno ottenuto disprezzo e richieste sempre più grandi.
Un paese già in difficoltà come Cuba lasciato al buio è uno specchio. Ci mostra cosa diventa un mondo in cui l’unica regola è la forza, e ci mostra, con brutale chiarezza, da che parte stanno quei governi che chiamiamo democratici quando i diritti di qualcun altro viene calpestata.
La domanda non è se Cuba meriti o meno il suo regime. La domanda è che mondo stiamo costruendo con il nostro silenzio. E la risposta, in questo momento, è: un mondo molto più pericoloso di quello che abbiamo ereditato.
Mi chiamo Andrea Venzon. Sono un attivista politico e scrivo per costruire uno spazio politico indipendente, libero dai ricatti delle grandi potenze e dalla rassegnazione. Se ti piace quello che leggi, iscriviti. E se puoi, diventa un abbonato a pagamento: è ciò che mi permette di continuare a scrivere, analizzare e prendere posizione senza padroni.


