Resistere. Resistere. Resistere.
Quando il potere impazzisce, l’obbedienza è complicità
C’è un momento in cui non resistere diventa una forma di complicità.
E quel momento, oggi, è già passato.
Viviamo in un mondo attraversato da brutalità e ingiustizie che ricordano un passato che ogni persona normale vorrebbe seppellire sotto un chilometro di terra: genocidi, guerre di conquista, il ritorno esplicito delle dittature.
Ma leggendo tra le righe, a mio parere, emergono tre dinamiche convergenti che insieme stanno erodendo ciò che resta della nostra libertà, della nostra democrazia e della nostra umanità.
1. Il ritorno dell’imperialismo (senza più freni)
Le regole internazionali vengono sistematicamente calpestate da chi ha abbastanza potere da farlo.
La Russia che invade l’Ucraina e rimane impunita - anzi, con l’ipotesi sempre più concreta di essere ricompensata territorialmente.
Gli Stati Uniti che rapiscono capi di Stato, bombardano Paesi sovrani e minacciano apertamente i propri alleati, senza subire alcuna conseguenza.
La Cina che annette di fatto Hong Kong violando gli accordi firmati nel 1997, e che ogni anno minaccia militarmente 23 milioni di taiwanesi, mentre il resto del mondo guarda imbarazzato dall’altra parte.
Forze imperiali impongono la propria volontà con la forza economica, militare e tecnologica.
Nel frattempo, come figliol prodighi di questi imperi - in particolare di quello statunitense - una manciata di miliardari gioca con il nostro futuro, scatenando tecnologie potentissime senza alcun controllo democratico, senza responsabilità, senza mandato.
Gli stessi ingegneri dietro i modelli di intelligenza più diffusi al mondo hanno ammesso di non comprendere più come l’algoritmo prenda determinate decisioni. Non è un dettaglio tecnico: è un campanello d’allarme per il nostro futuro.
Non è progresso. È dominio.
E chi non si adegua viene schiacciato, marginalizzato o reso irrilevante: gli studenti di Hong Kong, le centinaia di migliaia di ucraini morti (forse invano, se Mosca otterrà ciò che vuole), o le decine di civili venezuelani uccisi dai bombardamenti statunitensi di cui nessuno parla più.
2. L’abuso di potere diventa normalità
I potenti abusano sempre più apertamente delle loro posizioni, a discapito dei cittadini comuni.
È sempre successo, certo. Ma oggi, nell’era della trasparenza digitale, fa ancora più male: sembra un insulto deliberato alla nostra intelligenza.
Solo oggi è emersa la notizia di un nuovo raid dell’ICE, l’agenzia federale americana per l’immigrazione, a Minneapolis, conclusosi con l’uccisione di una donna. Nel video si vede chiaramente un agente sparare a sangue freddo alla testa della donna alla guida di una jeep, colpevole di non essere scesa immediatamente dal veicolo e di aver tentato di spostarlo.
Per la destra MAGA, un’estremista pericolosa. Per chiunque guardi quel video senza pregiudizi, una persona in preda al panico che non rappresentava alcuna minaccia reale. La donna tra l’altro era americana, un dettaglio che conta solo per una ragione: dimostra che nessuno è al sicuro quando lo Stato agisce fuori dalla legge.
E non serve guardare solo agli Stati Uniti.
Durante la mia campagna elettorale in Veneto ho vissuto sulla mia pelle abusi di potere che dovrebbero allarmare chiunque: telefonate illegali della polizia a me e a mia moglie per tentare di intimidirmi e impedirmi di andare in piazza a parlare con i cittadini (cosa che ho fatto comunque) o ostacoli sistematici al diritto di protesta come quando ho provato a manifestare da solo davanti a una convention della destra.
Piccole cose, dirà qualcuno.
È così che comincia sempre.
3. La concentrazione estrema della ricchezza
La ricchezza si concentra in sempre meno mani. E non è una questione astratta o morale: è visibile, quotidiana, concreta.
Città come Milano sono diventate parchi giochi per finance bros, fondi e speculazione immobiliare, invece che luoghi vivibili per chi ci è nato o ci lavora.
Solo un cieco può non notare il cambiamento, deliberatamente favorito da politiche fiscali che permetterebbero a un miliardario come Jeff Bezos di pagare circa 200.000 euro l’anno di tasse trasferendo la residenza fiscale in Italia.
Nel frattempo, secondo ISTAT, in Italia:
oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta;
i senza tetto sono stimati in oltre 96.000, in forte aumento rispetto al decennio precedente;
nelle grandi città il numero di persone che dormono in strada è cresciuto di oltre +30% dal 2019.
La borsa, invece, continua allegramente a salire, producendo ricchezza quasi esclusivamente per chi già ne possiede. Com’è possibile che tutto questo venga considerato “normale”? Dov’è finita la nostra umanità?
Perché sta succedendo tutto questo?
La domanda da un miliardo di euro.
Perché ricchezza e potere si sono globalizzati, mentre la democrazia e la capacità di regolarli sono rimaste locali, frammentate e sempre più fragili.
Perché la tecnologia - social media e intelligenza artificiale - rende sempre più difficile per un cittadino medio capire cosa sta succedendo, figuriamoci opporsi. Gli scandali durano sei ore, poi vengono sepolti da altri scandali. Chi ha soldi e staff decide la narrativa. I media, troppo spesso, fanno da megafono o da utili idioti.
Infine, perché una cultura sempre più individualista ci ha convinti che “non è affar nostro”. Non molti rinuncerebbero ad andare in vacanza per votare. Ancora meno perderebbero una giornata di lavoro per protestare. Quasi nessuno rinuncerebbe a comodità e tecnologia per boicottare una potenza, anche quando è responsabile di crimini di guerra o genocidio.
E no: non sarà facile né immediato cambiare rotta. Storicamente, spesso sono servite grandi tragedie - guerre, crolli, catastrofi - per invertire queste dinamiche. Aspettarle, però, non è una strategia. È una resa.
Cosa possiamo fare, allora?
Resistere. Resistere. Resistere.
Gli abusi di potere e di ricchezza sono il cancro della libertà: erodono la democrazia dall’interno, distruggono la fiducia sociale, bloccano lo sviluppo culturale e umano.
Ma, concretamente, cosa significa resistere per una persona qualunque?
1. Resistere all’imperialismo
Informarsi. Prepararsi. Capire perché viviamo in un mondo dominato dai bruti.
La conoscenza è ancora l’arma più potente che abbiamo. Forse è per questo che nella nuova legge di bilancio la spesa per l’istruzione rimane viene tagliata di 620 milioni di euro?
Dalla conoscenza, dall’abilità di pensare, conoscere i propri diritti e non essere intimoriti dalle istituzioni e dai potenti nascono boicottaggi, proteste, scelte politiche consapevoli, voto informato.
È poco? È esattamente ciò che, in tre o quattro generazioni, ha eradicato razzismo istituzionale, sessismo legale e armi chimiche, per esempio. Tutte cose che quando i nostri nonni erano vivi erano ancora considerate accettabili.
2. Resistere all’impunità
Non chiudere un occhio.
Dal datore di lavoro che bullizza un collega, alla polizia che non rispetta la legge (o non la conosce), al politico che monetizza i conflitti di interesse - come il libro di Giorgia Meloni promosso da Donald Trump.
Parlatene. Fatevi sentire a tavola e sui social. Fate esposti. Denunciate. Vi costerà amicizie? Sì. Probabilmente persone che è meglio perdere che tenere.
Ma quando i vostri figli vi chiederanno cosa avete fatto contro l’ingiustizia, potrete rispondere senza abbassare lo sguardo.
3. Resistere alle disuguaglianze
Servirebbero politiche redistributive nazionali e globali.
Cento anni fa molti avrebbero gridato allo scandalo per l’idea di essere tassati “in più” per garantire, che ne so, l’accesso al dentista a chi non poteva permetterselo.. Oggi molti si indignerebbero all’idea di essere tassati l’1% in più per eradicare la povertà estrema. Per me sarebbe l’unica scelta etica.
E lo stesso concetto si potrebbe applicare a livello internazionale: tasse globali su multinazionali e transazioni finanziarie permetterebbero di eliminare la povertà in tutto sul mondo senza alcun sacrificio reale per la maggioranza delle persone. Purtroppo la società avrà bisogno ancora di anni per avvicinarsi a queste soluzioni.
Nel frattempo, partiamo da una cosa semplice: non abituatevi all’orrore.
Indignatevi quando vedete una persona dormire per strada. Sempre.
Nel 2026, in qualsiasi società che si definisca “sviluppata”, la povertà estrema è un crimine politico. L’Italia potrebbe eliminarla con una frazione minima della sua spesa pubblica. Sceglie di non farlo. Non è normale che la carità e le ONG sostituiscano lo Stato. Non è normale che chi non ha casa e cibo non venga aiutato perché non è un bacino elettorale interessante.
È assurdo.
Ed è disumano.
Scusate per il lungo articolo ma la mia vera speranza per quest’anno è che sempre più persone decidano di resistere. Nel loro piccolo o in prima linea: ogni atto conta.
Ricordatevelo: resistere è l’unica cosa che non possono togliervi.
Avanti tutta.
Mi chiamo Andrea Venzon, sono un attivista politico e scrivo per costruire uno spazio politico indipendente, libero dai ricatti delle grandi potenze e dalla rassegnazione. Se ti piace quello che leggi, iscriviti. E se puoi, fai l’abbonamento: è ciò che mi permette di continuare a scrivere, analizzare e prendere posizione senza padroni.


